QUAL IL CURRICULUM VINCENTE?

Come scrivere un curriculum vincente per attirare l'attenzione del recruiter e come evitare errori

Talvolta per necessità, molto più spesso per curiosità, mi sono imbattuta in corsi, seminari e workshop su un unico tema “ Qual è il curriculum vincente?”.

 

Giornalisti, imprenditori, formatori e addirittura coach su come scrivere il curriculum giusto, quello che catturerà l’attenzione del recruiter , ormai sono gli ospiti più ambiti all’interno di vere e proprie fiere del lavoro.

Tutto ciò viene arricchito da articoli pubblicati su web magazine, quotidiani, scritti da illustri esperti in materia.

Ma esiste il curriculum vincente? Esistono gli in e out del curriculum perfetto? Oppure esistono solo teorie personali in merito che ognuno di noi formula e divulga come i must del giusto strumento per trovare il lavoro dei nostri sogni?

Un curriculum vincente deve seguire il format del modello Europass, facilmente scaricabile da Internet ma difficilmente comprensibile ed utilizzabile.

Basta poco per inciampare nel primo errore che inorridisce ogni recruiter: la lunghezza. Si, perché il modello cosi tanto voluto da chi si occupa di selezione del personale, il CV Europass, ci porta, dovendo seguire uno schema ben definito, ad essere lunghi, anzi lunghissimi. E cosi che si producono 3- 4 pagine della nostra vita lavorativa, senza però avere la possibilità di raccontare in realtà chi siamo, cosa cerchiamo e cosa desideriamo.

Si, perché il CV Europass non solo ci omologa, ma ci preconfeziona nell’iper -oggettivismo figlio di una ipertrofia burocratica che sta uccidendo questo Paese. Dopo aver inserito i dati di tipo personale, inizia la lunga lista della formazione scolastica. Dico lunga poiché i nuovi inoccupati di questo millennio, studiano da quando sono nati e a 34 anni, non avendo ancora molto spesso trovato la collocazione lavorativa auspicata , puntano ancora sulla formazione con master, post master e Stage. E da li poi tutte le esperienze lavorative. Il candidato nella stesura del proprio CV inserisce tutto ciò che si può collocare nella categoria “esperienze di lavoro” aprendo una vera e propria lunga lista: dal call center al cameriere, al lavoro stagionale.

Peccato che il candidato molto spesso è un pluri specializzato ingegnere informatico o laureato in Fisica con il massimo dei voti. Cosi intervengono i coach per la preparazione del CV Europass vincente e ci dicono che non sempre bisogna scrivere tutto all’interno della colonna che riguarda le esperienze di lavoro, ma bisogna finalizzarlo alla posizione desiderata. E cosi vediamo il nostro CV improvvisamente ridursi di qualche pagina, provocando nel candidato timore e tristezza, poiché troppo spesso proprio per la posizione desiderata o per la quale si è cosi tanto studiato, mancano le esperienze. Forse perché ancor prima sono mancate le opportunità. L ‘opportunità di essere considerati, l’ opportunità di essere ascoltati. Perché un Curriculum Vitae non avrà la nostra voce, non potrà mai esprimere il nostro desiderio, non potrà mai raccontare di noi con la stessa enfasi che abbiamo quando ci raccontiamo. Per questo poi ci sono gli esperti che assolutamente negano l’efficacia del CV Europass, sostenendo che ruba la nostra personalità e per questo non colpirà mai il recruiter, nelle cui mani è posta la nostra occasione.

Il Curriculum vitae deve esser ben fatto, non troppo lungo, deve sinteticamente raccontare le nostre esperienze e la nostra formazione, deve descrivere le nostre competenze e capacità relazionali, organizzative e personali. Ma tutto ciò cosa significa? Non sarà più giusto, come accade ad esempio in Gran Bretagna, scrivere un semplice Resumé nel quale sintetizziamo il tutto e rimandiamo, dopo aver molto spesso compilato la Application Form, al colloquio? No, perché anche il colloquio è oggetto di innumerevoli studi. Attenzione alla puntualità, attenzione all’abbigliamento, al trucco, alla postura, attenzione alla prossemica, al linguaggio del corpo che parla pur non parlando.

Poveri i nostri ragazzi, i nostri intelligenti e colti laureati che dopo tanti anni di studio vorrebbero solo poter dimostrare quello che sanno fare. Perché se competono per un posto da “ traduttore ” in realtà sapranno fare sicuramente meglio quello e non redigere il CV perfetto. In fondo non hanno mica studiato tanti anni per diventare espertissimi di CV? Anche perché sanno bene che qualsiasi strategia si utilizzi , il CV vincente non sapranno mai scriverlo. Perché avranno ascoltato il coach che sostiene l’assoluta utilità del Cv Europass ma poi si saranno imbattuti nel coach che sostiene esattamente il contrario. Cosi nella totale confusione scriveranno il proprio CV, continuando a commettere tanti errori.. anche perché difficile poter immaginare quale sarà il gusto del selezionatore. Come dicono gli inglese “ live under the control of Fate”.

Micaela Piscitelli

Docente in Lingue e Letteratura Straniera